Bubblews, il social che permette di guadagnare con i post

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  • 6 agosto 2014
Bubblews, il social che permette di guadagnare con i post

Bubblews, il social che permette di guadagnare con i post

Per noi “comuni mortali” cookie, pubblicità e spam che impazzano sul web e che invadono computer e device mobile d’ogni sorta altro non sono che una gran scocciatura ma per i big dell’IT rappresentano invece un’importante fonte di guadagno.

Stanco della situazione e soprattutto stanco di vedere i colossi del web intascare soldoni ad appannaggio di tutti gli altri Jason Zuccari, classe 1988 ed ex studente della West Virginia University, ha scelto di creare e lanciare Bubblews ovvero quello che è stato identificato come il social che paga l’utente.

Si tratta infatti di una community in cui tutto quel che bisogna fare altro non è che registrarsi e scrivere dei post, quelli che contestualmente vengono definiti bubble. Ciascuno di questi post deve contenere almeno 400 caratteri e trattare uno specifico argomento.

Per ogni like, commento o visualizzazione che ottiene un bubble l’autore del post riceverà $0.01. Una volta raggiunta una somma pari a $50 l’utente può finalmente incassare, tramite PayPal, il denaro frutto dei propri post. Naturalmente non si tratta di cifre da capogiro ma 50 dollari sono pur sempre un buon inizio.

Stando a quelle che sono le dichiarazioni di Arvin Dixit, amministratore delegato e fondatore di Bubblews con Jason Zuccari, allo stato attuale delle cose il sito ha superato 200.000 iscritti registrando 20 milioni di visitatori mensili di 240 diversi paesi, dati questi che risultano particolarmente incoraggianti in un mondo dominato da Facebook e Twitter et similia.

Bubblews, quindi, non rinuncia al business ma al tempo stesso intende garantire che chiunque decida di sfruttare la piattaforma riceva almeno una piccola parte dei proventi della pubblicità.

Non è dunque irragionevole pensare che tale impostazione, con la medesima formula o con una simile, possa prendere piede su larga scala. Considerando infatti che l’idea che gli utenti continuino a partecipare attivamente ai social media a titolo gratuito ricevendo in cambio la sola gratificazione di essere riconosciuti come esperti va in netto contrasto con l’esigenza di avere un compenso per le spese da sostenere con il passare del tempo i siti che condividono profitti potrebbero essere molto più favoriti rispetto a quelli che invece non lo fanno.