Coca Cola, i social media non incrementano le vendite

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  • 9 agosto 2013
Coca Cola, i social media non incrementano le vendite

Coca Cola, i social media non incrementano le vendite

Il recente studio condotto da Coca Cola potrebbe gettare nel panico più totale chi realizza campagne sui social media, specie coloro che puntano in buona parte sugli stessi per la promozione e per la vendita dei propri prodotti.

Dallo studio, infatti, si apprendere che nonostante gli ingenti investimenti su tutti i principali social media le vendite della storica bevanda in lattina rossa non sono riuscite a decollare.

Certo, questo non sta a significare che le campagne messe in atto da Coca Cola, che può contare su milioni e milioni di fan su Facebook, non abbiamo portato ad almeno qualche vendita ma si tratta di un rapporto pari allo 0,01%, una percentuale che non risulta significativa, così come sottolineato da Eric Schmidt, Senior Marketing Manager dell’azienda.

L’esperienza di Coca Cola riprendere a pieno la questione affrontata giorni fa e facente riferimento alla ricerca realizzata da L2 Think Tank, alle vendite al dettaglio e all’utilità dei social network in tal senso. In tal caso L2 Think Tank aveva messo in risalto come le risorse social si rivelassero decisamente ben poco efficienti per l’incremento del traffico utile per l’acquisto, una conclusione questa da noi non esattamente condivisa e che può avere più sfumature.

A pensarla in maniera più o meno analoga è anche Wendy Clark, un dirigente di marketing presso Coca Cola, che ha aderito al dibattito scatenatosi dopo la pubblicazione del report della sua azienda. Clark sostiene infatti che la scoperta fatta da Coca Cola è vera ma che si tratta di un caso in isolamento. I social media, dunque, svolgono un ruolo più che fondamentale nella vendita al dettaglio.

Essere originali conta

Coca cola, è cosa nota, è un brand famoso in tutto il mondo e che mantiene il suo predominio e il suo buon nome sul mercato da anni ed anni a questa parte. Se ne deduce dunque che per un’azienda tanto importante quale quella in questione possa risultare difficile creare ulteriore visibilità e stimolare le vendite.

In situazioni di questo tipo essere originali è sicuramente un fattore di fondamentale importanza.

A dimostrarlo è l’esperienza di Budweiser, l’azienda produttrice della birra Bud, che ha realizzato Buddy Cup, ovvero quello che è stato identificato come il primo boccale social.

Coca Cola, i social media non incrementano le vendite

Esternamente si presenta come una normale pinta americana ma sul fondo è nascosta l’evoluzione, quel che ha permesso alla già celebre azienda di far parlare ulteriormente di sé. Sul fondo è infatti presente un microchip sensibile agli urti che ad ogni brindisi con un’altra Budy Cup si collega a Facebook permettendo alle persone coinvolte di stringere amicizia. Su Facebook viene dunque pubblicata la notizia del nuovo legame stretto ed a conferma della cosa un led rosso si accende sui boccali dei “nuovi compagni di bevuta”. L’intera operazione può però essere effettuata solo e soltanto previa foto con il proprio smartphone al codice QR posto sotto il boccale che consente di collegare il bicchiere al proprio profilo Facebook.

Oltre ad essere indubbiamente originale quella di Budweiser risulta dunque anche una trovata piuttosto divertente. Partendo dal presupposto che le piattaforme digitali sorprendono sempre il consumatore con il meglio che c’è in termini di nuove esperienze la Buddy Cup è senz’altro un’altra idea per cercare di portare il marchio ancora più vicino ai suoi “acquirenti” creando inoltre nuovi livelli di interazione.

Barcolla ma non molla

Coca Cola, comunque, non ha intenzione di darla vinta ai risultati della ricerca.

Nonostante non sia stata rilevata alcuna relazione statisticamente significativa tra il buzz dell’azienda e le vendite a breve termine Eric Schimdt ha avvertito che continueranno a lavorare sulla strategia di marketing coinvolgendo le maggior piattaforme sociali.

Nelle intenzioni dell’azienda e soprattutto in quelle di Schmidt vi è però anche quella riuscire a misurare in maniera più precisa ed efficiente il ROI, in particolare su Facebook, Twitter, blog e YouTube.