La Facebook Graph Search e i rischi per la Web Reputation

  • 0
  • 18 marzo 2013

Facebook Inc Announces Graph Search

Quando Mark Zuckerberg ha annunciato la sua Facebook Graph Search, qualcuno ha storto il naso davanti alla nuova funzionalità di ricerca per i contenuti indicizzati sul social network. La ragione è che non siamo alle prese con un motore di ricerca tradizionale, ma con uno strumento in grado di fornire delle risposte basandosi su ogni genere di informazione condivisa su Facebook, dai post alle foto, dai luoghi visitati alle immagini condivise.

Nonostante le rassicurazioni dello stesso Zuckerberg, uno strumento del genere non è immune da errori, e questi sbagli potrebbero riflettersi sulla privacy degli utenti, con danni alla web reputation degli stessi. Infatti la Facebook Graph Search potrebbe inavvertitamente condividere informazioni importanti con degli estranei, cioè persone che non fanno parte dei nostri contatti.

Immaginiamo, ad esempio, di pubblicare un commento polemico sulla nostra bacheca, un commento che riguarda non un argomento qualsiasi, me temi fondamentali come la politica o la religione. Forse ai nostri amici non interessa come la pensiamo, e magari sono totalmente d’accordo con la nostra opinione. Ma se queste informazioni entrassero in possesso di sconosciuti intenzionati a macchiare la nostra reputazione online, ecco presentarsi un problema.
Mettiamo il caso che Mario Rossi di Milano voglia trovare su Facebook nuovi amici che come lui amano lo sport e praticano la maratona, così digita nella Graph Search “persone nella mia città a cui piace la maratona”. Con queste chiavi di ricerca, Facebook restituisce un elenco di profili di altre persone che vivono a Milano e che hanno indicato tra i loro interessi la maratona direttamente o indirettamente tramite i like, la partecipazione ad eventi, i loro check-in e altri dati raccolti da Facebook. Se Mario Rossi vuole sapere qualcosa di più su una persona in particolare, gli basterà fare click sul suo profilo per vedere tutte le informazioni che la persona ha reso pubbliche. Dalle foto agli aggiornamenti di stato, dalle informazioni biografiche a quelle che riguardano il lavoro, le relazioni sentimentali, e anche preferenze di carattere politico e religioso.

Non è un segreto che quasi tutti usano Facebook per trovare informazioni.
Lo usano le aziende per valutare un potenziale dipendente, e i privati per saperne di più su un vicino di casa o un collega di lavoro. Ma Graph Search, seppure involontariamente, ci rende tutti più “tracciabili” e mette a disposizione di perfetti sconosciuti anche quelle cose che non si desidera condividere al di fuori della nostra cerchia di amici di Facebook.

Dal momento che oggigiorno l’immagine pubblica è importantissima. è necessario conoscere e usare in maniera corretta le impostazioni della privacy di Facebook per limitare l’accesso alle informazioni da parte di Graph Search ed evitare il pericolo di rendere pubblici anche quei contenuti potenzialmente dannosi per la nostra reputazione online.

Photo Courtesy | Getty Images